Andata e ritorno: una visita alla mostra di Tolkien a Trieste

Arda visitabile a Trieste

Dalla seconda metà di settembre fino all’inizio di gennaio la Terra di Mezzo era visitabile a Trieste, nel Salone degli Incanti.
In questo meraviglioso e maestoso edificio, situato sul mare, è stato possibile entrare nel mondo di Arda e scoprire di più su una delle menti più creative e produttive del ventesimo secolo, padre fondatore del fantasy moderno e fonte d’ispirazione per molti scrittori dei giorni attuali: John Ronald Reuel Tolkien.
Lo scopo principale della mostra è stato quello di avventurarsi fra le pagine di vita e dei libri dello scrittore inglese, portando alla luce qualcosa di più dettagliato e nascosto, scoprendo la vita, gli hobby, le passioni e la carriera di Tolkien, tentando di scostarlo leggermente dalla figura di scrittore e mostrandolo al mondo come uomo e studioso.

Tolkien: uomo, professore, autore

Entrando nell’ampia sala, che un po’ ricorda la grandezza e la maestosità di Moria, si avverte subito la fantasia, la creatività e la magia, mentre ci si ritrova a osservare il disegno della Montagna Solitaria o del drago Smaug disteso sulla sua montagna d’oro.
La mostra, intitolata “Tolkien: uomo, professore, autore”, si divide in tre settori distinti. Il primo si concentra sulla vita e sugli avvenimenti importanti del bambino e del giovane ragazzo Tolkien. La seconda sezione fornisce informazione sui suoi studi e sulla sua carriera accademica e professionale, mentre la terza è incentrata sulle opere redatte da Tolkien, sulle loro traduzioni e con una piccola parte dedicata al travagliato rapporto che lega le sue pubblicazioni con l’editoria italiana.

Origini e famiglia

Mabel Suffield si dirige a Bloemfontein, in Sudafrica, per sposare Arthur Tolkien. Insieme hanno due figli: John Ronald Reuel Tolkien nato il 3 gennaio 1892 e Hilary Arthur Reuel Tolkien giunto al mondo il 17 febbraio 1894.
Nel 1895 Mabel fa ritorno, assieme ai due figli, in Inghilterra. L’anno successivo muore, ancora in Sudafrica, il padre Arthur, così Mabel decide di rimanere stabilmente in Inghilterra. La madre dei due ragazzi Tolkien è una donna di cultura, capace di trasmettere ai figli l’amore per le parole, le lingue e le storie.
Malata di diabete, Mabel muore nel 1904, a soli 34 anni, designando il padre cattolico Francis Morgan quale tutore dei suoi figli.
Padre Francis affida le cure dei fratelli alla signora Faulkner, una donna benestante che ospita e sostiene economicamente giovani di talento. È proprio in questa casa che Tolkien incontra l’amore, la sua Lúthien: Edith Mary Bratt.

John e Edith o Beren e Lúthien

Tra i due ragazzi si sviluppa subito un rapporto forte, intenso, sincero. Padre Francis, però, non approva che John si distragga dai suoi studi, specialmente per una ragazza più grande di lui di ben tre anni e, per di più, di religione protestante.
Quando la ragazza sta per trasferirsi a Cheltenham, padre Francis vieta a John di parlarle e anche di scriverle. Solo dopo il compimento del ventunesimo anno di età, Tolkien, allora adulto e responsabile di sé stesso e delle proprie azioni, potrà decidere di spedirle una lettera. Dopo anni di lunga attesa senza averla vista e senza aver avuto suo notizie, finalmente il giorno del suo ventunesimo compleanno Tolkien le scrive.
La ragazza purtroppo è fidanzata, ma il vecchio amore per John è troppo forte. Il fidanzamento si scioglie, i due si rincontrano e decidono di sposarsi.
La loro storia d’amore è per Tolkien fonte di ispirazione. Nei primi anni di matrimonio, e dopo la nascita del primo figlio, spesso i due sposi si concedono una passeggiata nei boschi. Tolkien si ferma e osserva la bella figura della moglie dai capelli corvini in contrasto con la sua pelle chiara. Gli occhi le brillano mentre canta e balla nell’erba. Una perfetta visione che permette a Tolkien di creare il primo incontro fra il mortale Beren e l’elfa immortale Lúthien Tinúviel. Beren si innamora della donna elfo proprio mentre la guarda cantare e danzare nel bosco.

TCBS o Tea Club Barrovian Society

Fra i banchi di scuola della King Edward’s School nasce la compagnia dei TCBS, un gruppo formato da quattro amici che condividono l’amore per l’arte e per il bello. A farne parte c’è Tolkien, con la sua passione per le lingue e la mitologia nordica, Christopher Wiseman, giovane musicista, Geoffrey Bache Smith, dedicato alla poesia e Robert Gilson, amante dell’arte figurativa. Un circolo letterario di quattro amici, chiamato Tea Club in onore della loro abitudine di bere il tè in biblioteca. Quando iniziano a frequentare i magazzini Barrow, trovano un piccolo spazio chiamato “carrozza ferroviaria”. Da quel giorno, il loro gruppo prende ufficialmente il nome di Tea Club Barrovian Society.
Per Tolkien la TCBS rappresenta il primo vero gruppo di lettura, di scambio di opinioni e lavori artistici. I quattro amici condividono storie, composizioni musicali, poetiche e artistiche, accrescendo ognuno il valore dell’altro, tramite giudizi e critiche costruttive. Lo scopo del TCBS è quello di riportare le persone ad amare il bello e il vero. Un sogno di quattro giovani ragazzi, di quattro piccole creature che desiderano cambiare il mondo, portandovi del bene, del bello e del positivo.
Un sogno che si infrange allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

La Grande Guerra

All’inizio di agosto del 1914 la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania. Così, dopo il trionfo ottenuto agli esami, i ragazzi si arruolano. Dopo un lungo addestramento vengono inviati nelle trincee della Somme. Pur appartenendo a battaglioni diversi continuano a scriversi, trasmettendosi forza a vicenda attraverso le lettere, continuando a credere nella loro amicizia indistruttibile e nella resistenza del TCBS. Ma la guerra ha altri piani. Nel primo giorno di battaglia perde la vita Robert Gilson, mentre è alla guida dei suoi uomini, il 1 luglio del 1916.
Tolkien scrive a Smith ormai convinto della fine della loro piccola compagnia, ma Smith lo rincuora. Il TCBS vivrà per sempre.

Dopo aver assistito agli orrori della battaglia e alla capacità distruttiva dell’essere umano, Tolkien nell’ottobre del 1916 contrae quella che viene definita la “febbre da trincea”. Costretto alle cure, ritorna in Inghilterra, ma la febbre sembra tornare ripetutamente, senza consentirgli una guarigione completa, impedendogli quindi il ritorno sul campo di battaglia. Dall’ospedale militare viene poi trasferito nell’ospedale di Birmingham. È durante questa lunga permanenza in cui è costretto a letto per mesi, che John inizia a lavorare ai suoi scritti, con accanto la sua amata Edith. Ma le notizie delle atrocità della guerra giungono lo stesso. Una lettera da Wiseman lo informa della morte di Smith.
Profondamente colpito dalla morte dell’amico Tolkien decide, di comune accordo con la madre del ragazzo, di pubblicare le poesie scritte dal giovane Smith in una raccolta intitolata A Spring Harvest contenente una prefazione scritta da Tolkien stesso. Un gesto d’amore, la prova che il TCBS è capace di superare la morte e che l’arte non si ferma. Con la pubblicazione della raccolta di poesie John dona all’amico la possibilità di viaggiare verso le terre immortali dei poeti.

Da studente a professore

Dedito fin da piccolo alle parole, alla loro etimologia, alla loro funzione e al loro uso, Tolkien ha sempre cercato di ampliare le proprie conoscenze letterarie e glottologiche, spaziando fra lo studio del gallese, da lui sempre amato, fino ad arrivare al finnico, all’islandese, specializzandosi nell’apprendimento dell’inglese arcaico, del gotico, ma anche del greco e del latino.
Il dono delle lingue non si limitava solo a conoscere quelle esistenti, estinte o in disuso, ma anche a inventare dei veri e propri sistemi linguistici, creandone il lessico, la grammatica e la struttura della frase, un piccolo hobby personale da lui stesso definito ‘un vizio segreto’ come descritto nell’omonimo saggio A Secret Vice.
Nel 1913 Tolkien, studente di Oxford, decide di abbandonare gli studi classici per dedicarsi all’inglese. Lo stesso college gli suggerisce di intraprendere la via della filologia, la disciplina che riguarda la ricostruzione e interpretazione delle opere letterarie di una data cultura.
È specializzandosi nell’antico islandese o norvegese antico, che Tolkien si imbatte nell’Edda Poetica, scoprendo i miti e le leggende norrene che saranno la sua fonte inesauribile di immaginazione e il più importante stimolo alla fantasia per le grandi opere che lo renderanno lo scrittore padre del fantasy moderno.

In una caverna sotto terra viveva uno hobbit

Nel bel mezzo della fase di correzione di alcuni compiti universitari, Tolkien si ritrova davanti un foglio bianco, immacolato e subito ci scrive sopra:

L’incipit perfetto per iniziare quello che sarà il suo primo vero e grande successo letterario: Lo Hobbit, pubblicato poi dalla casa editrice George Allen & Unwin nel 1937.
Una singola frase che segna l’inizio di una carriera letteraria immortale. La casa editrice, entusiasta del successo riscosso dalla storia delle avventure del signor Bilbo Baggins, richiede all’autore un sequel, sempre incentrato su Bilbo e su queste creature tanto apprezzate dal pubblico, chiamate hobbit. Dopo quasi 20 anni di duro lavoro, abbattimenti, delusioni, cancellazioni, correzioni, tagli, modifiche, cambi di personaggi e riscritture di interi capitoli, nel 1954 e 1955 vede la luce l’opera destinata a diventare ‘Il Libro Fantasy’ per eccellenza: viene pubblicato Il Signore degli Anelli.
Considerato da Tolkien un’opera unica, collegabile solo alla bozza di cui disponeva de Il Silmarillion, il libro, su grande richiesta e insistenza della George Allen & Unwin viene diviso in tre volumi: La Compagnia dell’Anello, Le due Torri e il gran finale Il Ritorno del Re.
Una trilogia destinata a diventare uno dei libri più letti nella storia dell’umanità.

Pubblicazione italiana: un travagliato traguardo

Come tutti i grandi successi letterari, anche le case editrici estere iniziano a interessarsi al manoscritto de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit. Iniziano così le traduzioni delle opere e un caso particolare è il rapporto fra gli scritti di Tolkien e l’editoria italiana.
Dopo un anno dalla pubblicazione inglese la trilogia viene offerta alla Mondadori, la quale rifiuta l’opera, una risposta negativa che viene riproposta anche anni dopo, nel 1962, in cui la casa editrice, in una lettera del 28 settembre, dichiara che Il Signore degli Anelli è “di indubbio valore ma non precisamente adatti a giovani lettori”. In una lettera successiva si precisa che il testo dello scrittore inglese sia troppo nordico per il pubblico italiano, in quanto molte delle battaglie descritte siano ispirate all’Edda e alla mitologia norrena, argomenti non apprezzati e compresi dal pubblico dei lettori italiani.
Riporto qui un ulteriore commento della Mondadori risalente al 4 ottobre del 1962 che recita: “Men che mai, quindi, giudicherei quest’opera adatta non dico agli adulti italiani, ma neppure ai loro figli e nipoti. Un giudizio, dunque, recisamente negativo”.
Diverso è il pensiero di Mario Ubaldini: “Tolkien possiede il dono di una inesauribile capacità inventiva, di passi, di idiomi, di personaggi immaginari, che rendono delizioso il mondo fiabesco dei suoi racconti”. Così, nel 1967, Mario Ubaldini, fondatore e direttore di Astrolabio, decide di investire denaro e tempo nell’opera del professore inglese. La pubblicazione però non riscontra il successo desiderato, in quanto il pubblico non è attratto da temi diversi alle proprie abitudini di lettura.
Nel 1970 Edilio Rusconi pubblica la storia in un volume unico, in cui la prima traduzione italiana di Vittoria Alliata di Villafranca è rivista dal curatore Quirino Principe. Un vero successo. La casa editrice Rusconi inizia a tradurre e pubblicare anche altri libri dello scrittore britannico come Albero e Foglia (pubblicato nel 1976), Lo Hobbit, Il Cacciatore di Draghi e nel 1978 anche l’opera che descrive la mitologia, la creazione di Arda e la storia dei Silmaril, Il Silmarillion.
Negli anni 2000 la Bompiani compra i diritti per le opere di Tolkien dalla Rusconi. Attorno al 2019-2020 viene annunciata una nuova traduzione curata da Ottavio Fatica.

Non esiste solo Il Signore degli Anelli

Il problema di uno scrittore di successo è che la fama e la gloria di un’opera incombono come un’ombra che oscura le potenzialità e il valore letterario degli altri lavori dell’autore. Il successo letterario e il grande trionfo delle versioni cinematografiche e simili de Il Signore degli Anelli, contribuiscono in parte alla scoperta dello scrittore e dei suoi libri, ma dall’altra rischiano di far diventare l’opera l’unica associazione di successo di un professionista della scrittura, che per anni viene ricordato e ridotto a ‘quello che ha scritto Il Signore degli Anelli’.
Alcuni si limitano alla visione del film di Peter Jackson, altri hanno letto la trilogia, e molti hanno approfondito le opere legate al mondo di Arda, ampliando la loro conoscenza e curiosità anche agli scritti del professore che non sono legati all’universo mitologico creato come ambientazione per le storie degli hobbit.
Fra le opere di Tolkien, per citarne qui alcune, ricordo Beren e Lúthien, la storia d’amore fra un uomo mortale e una donna elfo, ispirata alla consorte Edith Bratt. Un amore così forte che vede, oggi, i nomi di Beren e Lúthien incisi sull’epitaffio della tomba dei due coniugi Tolkien.
Le avventure di Tom Bombadil per chi volesse scoprire qualcosa di più del personaggio più discusso, perché tagliato dalla versione cinematografica, o per chi volesse allontanarsi da Arda mi sento di citare il poema La leggenda di Sigurd e Gudrún, una storia ispirata al personaggio germanico Sigurðr o Sigfrido, presente nell’Edda Poetica e nella Saga dei Volsunghi, composizioni risalenti al XIII secolo.
Per avvicinare i più piccoli alla lettura consiglio Lettere da Babbo Natale, una raccolta di lettere scritte da Tolkien. Ogni anno era abitudine per Babbo Natale scrivere ai figli di John per aggiornarli sulle condizioni del Polo Nord e sulle vicissitudini dei suoi abitanti, quali ad esempio Orso Bianco.

Tolkien oggi

Essere appassionati del Signore degli Anelli, conoscere le battute dei film a memoria, citarne i punti salienti in ogni conversazione quotidiana, vestirsi da hobbit e, come per la sottoscritta, avere un quadro con la mappa della Terra di Mezzo in camera da letto oggigiorno è una lista di caratteristiche di chi potremmo definire un vero nerd. Ma cosa rappresenta Tolkien per i suoi lettori? Tolkien non è solo ‘il tuo scrittore preferito’, è una filosofia, un modo di pensare e vedere il mondo che mette radici nel tuo profondo e che ti cambia radicalmente. È una ventata d’aria fresca, un abbraccio confortante, un incitamento a farti pensare, rimuginare e che ti trasmette speranza, positività e la fiducia necessaria di cui tutti noi abbiamo bisogno. Le parole di Sam nel momento più disperato della Terra di Mezzo, quando tutto è perduto, quando lui e Frodo sono prigionieri, Osgiliath è ormai in mano nemica, e la forza degli uomini sembra scomparsa dalla faccia della terra, arrivano per donare luce nei momenti più bui.

Tolkien è apprezzato da molti personaggi pubblici, scrittori e attori, i quali hanno usato parole meravigliose per descrivere il contributo letterario e umano che ci ha lasciato il professore di Oxford.
Nella parte finale della mostra triestina a lui dedicata si possono leggere le parole del Re d’Inghilterra Carlo III, felice di aver visitato il set de Lo Hobbit, definendo l’esperienza come uno dei migliori regali di compleanno degli ultimi anni.
George R. R. Martin, creatore del mondo de Il Trono di Spade, omaggia Tolkien paragonando Il Signore degli Anelli a “una montagna che si staglia su ogni altra opera di fantasy scritta prima e dopo”.
In questo settore scopriamo inoltre il desiderio di John Lennon di acquistare i diritti cinematografici de Il Signore degli Anelli, e il sogno di Ringo Starr di poter interpretare Sam.
Lo stesso Isaac Asimov, signore della fantascienza, afferma di aver scritto Vedovi Neri in onore a Tolkien, dopo aver vinto il premio Hugo, il giorno stesso in cui scoprì della morte dello scrittore britannico.
Desidero però concludere questo articolo con il pensiero e le parole di Christopher Lee, interprete magistrale di Saruman:

“Ho incontrato Tolkien 45 anni fa a Oxford. Mi ha stupito la sua aria dimessa e gentile, un timido professore. Avevo letto da poco il libro e quando mi hanno detto chi era mi sono messo in ginocchio: l’ho visto arrossire”.

Bibliografia
– mostra “Tolkien: uomo, professore, autore” tenutasi a Trieste
– J. R. R. Tolkien La Biografia di Humphrey Carpenter, Lindau ed. Torino, seconda edizione ottobre 2016.

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