La donna fra passato e presente
“Il Signore degli Anelli” è stato pubblicato per la prima volta in Inghilterra fra il 1954 e il 1955.
Al giorno d’oggi non desta sorpresa leggere un libro o guardare un film in cui i personaggi femminili sono portatori e rappresentanti dell’uguaglianza dei sessi. Siamo ormai abituati alla figura dell’impavida guerriera, pronta a impugnare la spada per i propri ideali, accostando quest’immagine alla donna moderna che è forte, indipendente e fautrice del proprio destino.
I tempi, però, erano diversi nella metà degli anni Cinquanta, eppure John Ronald Reuel Tolkien, professore di letteratura a Oxford, decise di regalare ai lettori della sua più grande opera un personaggio femminile completamente diverso dai canoni del suo tempo: Éowyn.
Chi è Éowyn
Éowyn, appartenente alla casa di Eorl, discende da Théodwyn, la sorella di re Théoden di Rohan. Sorella minore di Éomer e cugina del Principe Théodred, è una donna nobile non solo di lignaggio ma anche di spirito. Coraggiosa e pronta a sacrificarsi, Éowyn rappresenta la donna desiderosa di poter scegliere il proprio destino e di non dover accettare passivamente le decisioni e i doveri imposti da altri, dal proprio ruolo o dalla sua naturale condizione di essere una donna.
Fra i pochi personaggi femminili presenti nella storia dell’Anello del Potere, Éowyn rappresenta la dama che sceglie la spada e che mira a dimostrare l’amore per il proprio popolo sul campo di battaglia, e non rinchiusa nella propria dimora.
La paura della gabbia
“Ma io sono della Casa di Eorl, e non una serva. So cavalcare e maneggiare le armi, e non temo né il dolore né la morte”.
“Che cosa temi dunque, signora?”, egli domandò.
“Una gabbia”, ella rispose. “Rimanere chiusa dietro le sbarre finché il tempo e l’età ne avranno fatto un’abitudine, e ogni possibilità di compiere grandi azioni sarà per sempre scomparsa”.
Pag. 50 de ‘Il Ritorno del Re’. Tascabili Bompiani edizioni. ed. 2004.
La citazione qui riportata è forse la più significativa e che rappresenta con maggior precisione il carattere e le idee della giovane fanciulla di Rohan. La morte, la paura e il dolore sono parte stessa della vita e l’orgoglio e la fierezza di un vero guerriero non ne vengono scalfiti. Ciò che annebbia i pensieri di Éowyn è la paura della gabbia, della costrizione, di una situazione senza scampo, speranza o possibilità di cambiamento. La vera oscurità per lei è non poter scegliere e, quindi, ritrovarsi a perdere la propria libertà. La prospettiva dell’imposizione del proprio ruolo e dei suoi compiti in quanto nobildonna di Rohan la fanno sentire limitata, vincolata a una vita e a un obbligo a lei forzato dall’esterno. Si sente chiusa in una gabbia, con il timore che l’abitudine e il passar del tempo possano solo ridurre le possibilità di scappare e di ritrovare la propria libertà.
La decisione di Éowyn
A Éowyn viene chiesto di prendersi cura della gente di Rohan mentre il re, assieme ai suoi uomini, è destinato a dimostrare il proprio valore e l’amore verso il popolo partendo per la guerra. Non le viene concesso di poter esprimere la propria opinione a riguardo, come se l’essere una donna sia una giustificazione sufficiente per impedirle di impugnare le armi.
Stanca di sentirsi dire che, in quanto dama, il suo compito è quello di occuparsi del popolo, dei bambini e dell’attesa del ritorno dei cavalieri, diventa artefice del proprio destino. Sceglie di travestirsi da cavaliere, si fa chiamare Dernhelm e si unisce all’esercito del re pronto a marciare per la salvezza di Minas Tirith, combattendo con valore nella Battaglia dei Campi del Pelennor, in cui Rohan e Gondor si contrappongono con enorme coraggio contro le schiere di Mordor, in quello che è, a tutti gli effetti, lo scontro cruciale e più suggestivo dell’intera storia de “Il Signore degli Anelli”.
Il destino si compie per mano di una donna
È proprio nei Campi del Pelennor che Éowyn si trasforma in un’eroina di guerra. Re Théoden viene mortalmente ferito in battaglia, cadendo sotto il peso del proprio cavallo e trovandosi alla mercé dello Stregone di Angmar. Il capo dei Nazgûl offre la carne del re alla bestia che usa come destriero, ma la giovane si rivela a lui, difendendo il proprio re. In un vero atto di eroismo, Éowyn si frappone fra il Nazgûl e la propria preda. Minacciata e avvisata dallo Stregone che nessun uomo potrà mai ucciderlo, Éowyn abbandona il proprio travestimento da cavaliere e si rivela al nemico.
“Ma io non sono un uomo vivente! Stai guardando una donna. Éowyn io sono, figlia di Éomund”.
Pag. 116 de ‘Il Ritorno del Re’. Tascabili Bompiani edizioni. ed. 2004.
Lo spettro la colpisce con la propria mazza, spezzando lo scudo e il braccio della giovane ma non la sua forza. Merry corre in soccorso della sua Signora e attacca lo stregone di spalle, concedendo a Éowyn il tempo necessario per alzarsi e la possibilità di sferrare il colpo mortale, che porrà fine all’esistenza di un personaggio considerato quasi impossibile da battere.
Tolkien decide di affidare a Éowyn, e non a un uomo, la sconfitta di uno dei più potenti servitori di Sauron, sottolineando ancora una volta uno dei temi più importanti dell’intera opera legata all’Anello: anche i più piccoli o quelli considerati i più deboli possono cambiare il corso del futuro.
Éowyn non perde la sua femminilità
La scelta di Éowyn di essere una guerriera, di cercare la gloria e l’onore anche a costo di perdere la propria vita sul campo di battaglia non tolgono al personaggio la sua femminilità e la sua sensibilità. Éowyn sembra provare dei sentimenti per Aragorn, ma proprio come le suggerisce lo stesso futuro re di Gondor non è di lui che è innamorata ma solo di un’ombra, di un pensiero.
Éowyn ama il concetto di forza, di potenza, l’immagine di un re e di una regina. Si innamora del concetto, della figura di un guerriero forte che guida le proprie truppe in battaglia, dell’idea di un uomo potente, destinato a diventare un sovrano. Quello che prova per Aragorn non è un amore romantico, ma qualcosa che potremmo definire come una grande stima per un comandante.
Éowyn: la guarigione e l’amore
Rimasta ferita e molto indebolita dallo scontro con lo Stregone di Angmar, Éowyn è costretta a un lungo periodo di cura e convalescenza presso le Case di Guarigione, in cui si trova anche Faramir per trovare sollievo e rimedio ai danni riportati in battaglia nei Campi del Pelennor.
Nelle Case di Guarigione trovano assistenza e conforto sia alle ferite del corpo che a quelle interiori. I due personaggi si conoscono ogni giorno un po’ di più, concedendosi lunghe passeggiate e chiacchierate. Fra di loro si instaura un rapporto puro. Sono due anime che trovano comprensione reciproca e conforto una nell’altra, un amore nato dalle parole e non dalle gesta belliche. Quello che entrambi cercano non è più l’onore, la gloria e la morte in battaglia per dimostrare ad altri o a sé stessi il proprio valore e il proprio coraggio, ma la pace, la serenità e una vita tranquilla.
“Eppure sposerò la Bianca Dama di Rohan (Éowyn), se ella lo vorrà. E se ella lo vorrà, potremo attraversare il Fiume in giorni più felici e dimorare nello splendore d’Ithilien e coltivarvi un giardino. Ogni cosa vi crescerà con gioia, se coltivata dalla Bianca Dama”.
Faramir pag. 256 de ‘Il Ritorno del Re’. Tascabili Bompiani edizioni. ed. 2004.
L’eroe femminile per eccellenza
Possiamo definire Éowyn una guerriera valorosa e nobile, sia nel cuore che nel sangue, pronta a difendere con ogni briciola rimasta di coraggio e di forza il proprio popolo e le proprie terre. Una donna che non ha paura di esprimersi, di far sentire la propria voce e di far assaggiare la propria spada al nemico. Una guerriera che poi diventa una Dama Bianca da amare, una guaritrice che desidera la tregua e la calma, il cui sogno è contribuire alla crescita di un rigoglioso giardino di serenità, gioia e pace.
Non ci sono parole più giuste per descriverla se non quelle usate dall’autore stesso:
“Fanciulla dei Rohirrim, figlia di re, esile ma come una lama d’acciaio, bella eppure terribile”.
Pag. 117 de ‘Il Ritorno del Re’. Tascabili Bompiani edizioni. ed. 2004.
